Recensione rivestimento Permateek

L’ho visto per la prima volta al salone internazionale di genova montato su una barca a vela, scambiandolo per teak installato con precisione maniacale. Quando ho saputo che si trattava di un rivestimento sintetico basato su PVC ho chiesto un campione all’azienda importatrice (Refit&Style) per testarlo e studiarlo a fondo, dal momento che i primi sintetici in PVC si comportavano in maniera disastrosa a bordo. Ecco come si è comportato in questi mesi di convivenza e battaglie.

Resistenza: E’ stato costantemente all’esterno, affrontando sole, freddo, grandine e pioggia. Non ha subito dilatazioni o restringimenti, nè ha avuto il fenomeno di sollevamento dei bordi che mi aspettavo dal momento che non ho incollato il campione sulla superficie. I comenti sono rimasti perfettamente aderenti grazie al processo di termosaldatura, praticamente invisibile la giunzione ad occhio nudo, sembra un unico pannello. Piacevole sotto i piedi e assorbe bene gli impatti. Ho trovato una piccola quota di muschio sotto al pannello, lo si vede anche in video, dovuto al fatto che c’è stato un ristagno prolungato d’acqua dovuta alla pioggia. Nessun problema reale, dato che in superficie non si è formato nulla, e non è previsto il ristagno d’acqua una volta installato poichè va incollato e quindi non sono previste infiltrazioni.

Temperatura: E’ un sintetico in PVC, mi aspettavo che scaldasse in modo atroce, invece regge bene le temperature anche in pieno sole, con una temperatura al tatto inferiore al classico teak, senza neanche doverlo bagnare. Per chi non tollera minimamente il calore consiglio la colorazione più chiara che aiuta ad attenuare maggiormente la temperatura. Nel mio campione le 3 colorazioni hanno una differenza di calore impercettibile tra loro.

Aderenza: Il trattamento fornito dall’azienda lo rende un ottimo antiscivolo. La superficie (potete vederlo anche in video) non è liscia, ma leggermente irregolare in modo da fornire un grip adeguato senza problemi di aderenza anche se bagnato.

Macchie: Questa volta ci sono andato giù pesante. Sono sempre stato scettico sul PVC come materiale, viste le esperienze dei primi sintetici in commercio, che oltre a scaldare ed essere scivolosi scolorivano anche al sole e con detergenti più forti. Oltre alle classiche macchie di caffè e vino ho testato anche diversi oli, andati via senza problemi. Non soddisfatto, ho applicato i miei detergenti più forti e ho anche lasciato seccare la candeggina al sole per potenziarne l’effetto nell’area più scura. In un primo momento è rimasta una piccola chiazza visibile, ma dopo qualche risciacquo è andata via, come potete vedere nel mio pannello praticamente intonso. In ogni caso è perfettamente carteggiabile per cui non abbiamo problemi. Dopo mesi di intemperie (vedi qui le condizioni) è bastata una passata di spugna con sapone neutro per ripristinarlo.

Estetica: L’ho detto ad inizio ad articolo, sembra realmente teak. Anche la lavorazione aiuta l’estetica, perchè la superficie irregolare rende l’idea delle venature del legno. Inoltre le colorazioni disponibili aiutano anche nelle condizioni in cui abbiamo altre aree in legno, perchè possono coprire praticamente tutta la gamma cromatica che può assumere il legno a bordo, dal chiaro appena trattato al grigio “invecchiato” dal sole, passando per la tonalità più scura del legno protetto con olio. Per tutti gli altri colori vi invito a consultare il sito per scoprirli, anche per ambienti interni se vogliamo cambiare il volto “tradizionale” della barca con colori che seguono la moda del momento. Il campione non ha avuto nessun tipo di scolorimento dal sole o da detergenti. Inoltre è personalizzabile con scritte e disegni.

Leggerezza: Se dovessi indicare un lato negativo, è il peso. Nulla di eccezionale, sia chiaro, ma il PVC non ha un “peso piuma”, per cui se avete esigenze di velocità e consumi ottimizzati al massimo (per regate o gare di velocità) vi consiglio di controllare questo fattore poichè su grandi superfici può avere un peso tale da influire sulle prestazioni. Non raggiunge il peso del legno, se avete intenzione di sostituire il teak già presente a bordo e non avete avuto problemi fino ad ora potete tranquillamente valutare questo rivestimento.

L’installazione avviene tramite un polimero consigliato dall’azienda, che su richiesta effettua anche montaggio con tecnici specializzati che provvedono a tutto, dalla rimozione del teak all’installazione del prodotto. Un particolare che ho apprezzato è la scelta di marchiare con il logo dell’azienda ogni prodotto, in modo da “esporsi” nei confronti del cliente che in caso di problemi dovuti al prodotto o all’installazione può rivolgersi direttamente al produttore e avere supporto.

Con l’avvicinarsi dei mesi estivi testerò maggiormente la resistenza ai raggi solari e all’ambiente salino, nel frattempo potete informarvi al sito ufficiale Refit&Style per tutte le informazioni.

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